433 – Convito di Baldassarre

  Titolo: Convito di Baldassarre
Anno:   1668 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:  204×307
Città: Napoli
Collocazione: Museo di Capodimonte
Baldassarre, sovrano di Babilonia, ad un convito in presenza di mille dignitari, si dette a bere in eccesso. Già brillo, commise il sacrilegio di far portare in tavola le coppe d’argento e d’oro …. al tempio di Gerusalemme, perchè vi bevessero i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine glorificando i loro dèi pagani. In quel momento apparve in aria la mano di un uomo che scriveva parole sulla parete del palazzo. Il re fu terrorizzato dalla visione. Nessuno dei sapienti di Babilonia riuscì a leggere quella scrittura. Ma Daniele, l’ebreo, fu introdotto e lesse le parole: Mane, Techel, Upharsina, che significano Computato, Pesato,Diviso. Le parole erano pertanto una profezia della cauta dell’impero di Babilonia, e in quella stessa notte in cui ne conobbe il significato Baldassarre fu ucciso (Daniele 5:1-30).
La storia di Baldassarre, come quella di Assalonne, riguarda il castigo Divino per la violazione di leggi sacre. L’associazione di splendore e miracolo ne facevano un tema caro ai pittori del XVII secolo, anche se sembra che soltanto Preti ebbe l’idea di trattare i conviti di Assalonne e Baldassarre in composizioni appaiate. Data la loro provenienza, i Conviti di Capodimonte sono sempre stati attribuiti  agli anni napoletani di Preti, finchè Whitfield (1975) li collocò dopo il trasferimento di Preti a Malta. Spike (1979) li data intorno al 1668 sulla base dello stretto rapporto stilistico con la pala d’altare della Conversione di San Paolo in S. Giovanni a La Valletta.
John T. Spike
Mattia Preti: Catalogo ragionato dei dipinti – Firenze, 1999