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Titolo: Ercole libera Teseo |
| Anno: 1656 – 1660 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 210×160 | |
| Città: Cosenza | |
| Collocazione: Galleria Nazionale Palazzo Arnone |
Le due opere [questa e Ercole libera Prometeo , scheda n.283] facevano parte della collezione dei duchi Serra di Cassano; successivamente furono acquistate dall’architetto Perrone, e nel 1987 vennero acquisite al patrimonio dello Stato […].
Le tele rappresentano un’interessante testimonianza dell’attività artistica del Preti nel raffigurare episodi di carattere profano.
Il recupero e la conseguente sistemazione del corpus dei disegni del Preti, per la peculiarità dei soggetti proposti, consentono di inserire questa specifica produzione nel circuito culturale rappresentato dal collezionismo privato a Napoli nel corso del Seicento.
Più che di fatiche di Ercole, si deve parlare di episodi correlati alle avventure dell’eroe tratti dai miti minori che contaminarono quello principale. Rispetto al ciclo delle dodici fatiche di Ercole, le due tele cosentine illustrano una fase dell’undicesima (Ercole libera Prometeo) ed un episodio della dodicesima (la cattura di Cerbero, nel corso della quale Ercole libera Teseo; Leonetti 1990, p. 13) e alludono contemporaneamente al mito del fuoco (Prometeo) e al mito del sole (Teseo).
Ricorrenti sono i rimandi e le affinità tra le tele della pinacoteca cosentina e le altre opere del Preti come il Martirio di san Bartolomeo (Galleria d’Arte Antica di Roma) specificatamente per la resa dei dettagli anatomici, oppure con la sanguigna con studio per un San Girolamo del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi di Firenze, che palesa la stessa impostazione della figura di Teseo risolta in larghe zone di luce e di ombra. Un ulteriore confronto si può istituire con il San Sebastiano di Capodimonte per il raccordo figura-paesaggio, nonché con il Battesimo di Taverna, dove, oltre al rapporto tra la figura di Ercole e quella del Battista, è evidente un analogo luminismo quasi monocromo.
Le figure di Prometeo e Teseo palesano la medesima impostazione dei morti di peste raffigurati nei bozzetti per gli affreschi votivi (ora nel Museo di Capodimonte): nei bozzetti prevale un’atmosfera fredda e livida che accentua il clima di disperazione e di disfacimento, nella tela cosentina i personaggi di Ercole e Prometeo sono immersi in una atmosfera densa e caliginosa, maleodorante per i miasmi nauseabondi che esalano dalla palude stigia.
Le tele rappresentano un’interessante testimonianza dell’attività artistica del Preti nel raffigurare episodi di carattere profano.
Il recupero e la conseguente sistemazione del corpus dei disegni del Preti, per la peculiarità dei soggetti proposti, consentono di inserire questa specifica produzione nel circuito culturale rappresentato dal collezionismo privato a Napoli nel corso del Seicento.
Più che di fatiche di Ercole, si deve parlare di episodi correlati alle avventure dell’eroe tratti dai miti minori che contaminarono quello principale. Rispetto al ciclo delle dodici fatiche di Ercole, le due tele cosentine illustrano una fase dell’undicesima (Ercole libera Prometeo) ed un episodio della dodicesima (la cattura di Cerbero, nel corso della quale Ercole libera Teseo; Leonetti 1990, p. 13) e alludono contemporaneamente al mito del fuoco (Prometeo) e al mito del sole (Teseo).
Ricorrenti sono i rimandi e le affinità tra le tele della pinacoteca cosentina e le altre opere del Preti come il Martirio di san Bartolomeo (Galleria d’Arte Antica di Roma) specificatamente per la resa dei dettagli anatomici, oppure con la sanguigna con studio per un San Girolamo del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi di Firenze, che palesa la stessa impostazione della figura di Teseo risolta in larghe zone di luce e di ombra. Un ulteriore confronto si può istituire con il San Sebastiano di Capodimonte per il raccordo figura-paesaggio, nonché con il Battesimo di Taverna, dove, oltre al rapporto tra la figura di Ercole e quella del Battista, è evidente un analogo luminismo quasi monocromo.
Le figure di Prometeo e Teseo palesano la medesima impostazione dei morti di peste raffigurati nei bozzetti per gli affreschi votivi (ora nel Museo di Capodimonte): nei bozzetti prevale un’atmosfera fredda e livida che accentua il clima di disperazione e di disfacimento, nella tela cosentina i personaggi di Ercole e Prometeo sono immersi in una atmosfera densa e caliginosa, maleodorante per i miasmi nauseabondi che esalano dalla palude stigia.
R.I.
Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

