137 – Didone sul rogo

 

Titolo:   Didone sul rogo
Anno:  1665 – 1670
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   204×176,5
Città: Braunschweig
Collocazione:  Herzog Anton Ulrich Museum
Dopo l’abbandono da parte di Enea, costretto alla partenza dagli dei, Didone, regina di Cartagine, ordinò ai suoi servitori che ogni ricordo dell’amante venisse dato alle fiamme. La bella cartaginese, veemente e disperata, improvvisamente colta dalla furia, afferrò la spada di Enea infliggendosi il petto e lanciandosi sulla pira ardente dandosi così la morte (Eneide, I, 630; IV, 412).
Nella versione del medesimo soggetto di poco precedente e conservata a Chambéry (cfr. Spike 1999, n. 19) Mattia Preti metteva in evidenza la disgrazia dell’eroina pagana: Didone è infatti ritratta con espressione di tragica accettazione del destino.
Nella variante di Braunschweig, l’eroica regina Cartaginese è ritratta con piena padronanza delle proprie azioni, e imperturbabile nel darsi la tortura, un’interprete stoica della propria sventura; la donna è resa con sguardo deciso e sicuro, richiamando nell’atteggiamento le sante cristiane, e in modo particolare santa Caterina d’Alessandria, spesso interprete delle più alte composizioni pretiane (Spike 1999).
La composizione è impostata in maniera alquanto tradizionale: Didone, in primo piano, in posizione leggermente rialzata sulla pira; intorno i servi le fa da corona in un susseguirsi di piani scenici. Sono evidenti le rievocazioni della pittura del Veronese, anche nelle monumentali colonne, che fanno da quinta scenica alla rappresentazione, avvolte in ampi tendaggi.
La storia del quadro è recente, legata a raccolte private e case d’aste, e nessuna fonte letteraria o archivistica permette di indicare l’originaria collocazione. La datazione è tra il 1665 e il 1670 (Spike 1999), quando, compatibilmente con i numerosi impegni pubblici a Malta, Mattia Preti continuò a dipingere composizioni di tema storico anche e soprattutto per committenze non isolane.
 
A.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013