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Titolo: San Bartolomeo |
| Anno: 1660 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 134×99 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini |
Lo scorcio nel quadro è potente, la composizione diagonale insiste su una rotazione del corpo che mette in evidenza lo spasimo della carne e le reazioni più scomposte ed irriflesse (si osservi l’arricciarsi dei peli sul petto e sul pube come reazione ai brividi suscitati dal dolore) in una palese ripresa sì di tematiche caravaggesche e soprattutto riberesche, ma in chiave lanfranchiana e già chiaramente barocca. La composizione si focalizza dunque sulle reazioni corporee del Santo investito da una luce violenta che mangia i dettagli, lo spazio si comprime in un caotico accavallarsi di accenni per una visione ravvicinata dell’evento che non sopporta divagazioni narrative. Le figure dei manigoldi infatti vengono tagliate senza pietà, rimanendo in evidenza solo i gesti e gli strumenti del martirio quasi in una inconsapevole ripresa di certe iconografie pietistiche trecentesche con la raffigurazione dell’Uomo del dolore. L’occhio del riguardante si comporta come una macchina da presa (il taglio compositivo potrebbe considerarsi un cinematografico ‘piano americano’) che fa fatica a mettere a fuoco e a scandire i piani. Si va da un massimo di concentrazione visiva e cromatica data dal ceppo sull’angolo destro in basso su cui insistono le mani del Santo e del manigoldo, alla progressiva perdita dei dettagli man mano che si procede verso il fondo. La luce non costruisce i volumi ma li estenua nel gioco delle ombre e si raffina nel sottile e delicato ripasso con lunghe pennellate rosate.
S. A. – Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

