![]() |
Titolo: Cristo Crocifisso tra i Santi Bernardo e Francesco d’Assisi |
| Anno: 1655-1660 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 153×205 | |
| Città: Cosenza | |
| Collocazione: Palazzo Arnone |
L’opera, di cui la critica ha sempre riconosciuto l’alto potere evocativo e la forte carica espressiva dell’arte di Mattia Preti, nel 1920 risulta documentata nella collezione napoletana del duca Enrico Proto d’Albaneta (Montalto 1920), dalla quale, secondo quanto ricostruito, nel 1952 è passata in quella di Francesco Perrone Capano e, da questa, nel 2007, acquistata dallo Stato per la Galleria Nazionale di Cosenza (Leone, in Abita 2008). Al momento, per il fatto che l’opera non appare direttamente citata in nessuna fonte letteraria e archivistica, non è possibile ipotizzare collocazioni più antiche e nemmeno stabilire originarie provenienze da qualche edificio sacro oppure da altra collezione. La mancanza della specificazione del soggetto nel ritrovato documento del 1654 di commissione da parte dei Certosini di una pala al pittore calabrese (Panarello, in Anselmi 2009; 2012) rende certo problematica l’identificazione con la tela che si esamina, pur volendo ipotizzare la decurtazione del profilo inferiore maggiore di quella che il restauro ha documentato (Leone, in Abita 2008). Inoltre, il riconoscimento del Santo che accompagna san Francesco d’Assisi, nelle vesti di cappuccino, con san Bruno di Colonia, fondatore della Certosa di Serra San Bruno in Calabria, è del tutto affidato alle intenzioni della critica, mancando sulla tela le caratteristiche iconografiche che ne permettano la corretta identificazione. In questo modo, infine, si aprirebbe un nuovo spiraglio documentario perché nell’inventario del 1677 dei quadri di Lucrezia Bonamin vedova di Giovanni Andrea Lumaga, abitante nella Parrocchia di Santa Marina a Venezia, risulta un «Quatro, [ … ] con Cristo in croce con san Francesco e san Bernardo» (cfr. Getty Provenance Index, sub data: contributor S. Mason, I. Cecchini) che, se il riconoscimento postulato finora risultasse veramente inesatto, potrebbe veramente concorrere per l’identificazione documentaria del dipinto ora a Cosenza. Nell’attesa di maggiori verifiche e ulteriori conoscenze, le due proposte, in ogni modo, per le datazioni che sottintendono, possono almeno esser prese in considerazione a riguardo della sistemazione cronologica dell’opera nel periodo napoletano di Mattia Preti (Leone in Abita 2008).
Giorgio Leone – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

